
Le Università popolari sono nate in Italia tra il 1900 e 1901 ad opera del Partito Socialista e dei sindacati seguendo gli esempi già attivi nel XIX secolo in Danimarca e Svezia, e sul finire dello stesso secolo in Inghilterra.
La diffusione fu rapida in Italia come lo fu contemporaneamente in tutta Europa. Nacquero nelle maggiori città, nelle città di provincia, ma anche nei piccoli comuni.
Alla base di quel movimento vi era l’idea di diffondere l’istruzione tra il popolo per mezzo di conferenze, dibattiti, distribuzione di opuscoli e libri.
Le Università popolari si rivolgono indistintamente a tutti, senza distinzione di età, sesso, confessione religiosa, etnìa.
I principi ottocenteschi ispiratori delle Università popolari, in tutta Europa, furono quelli di fare avvicinare alla cultura tutti i ceti sociali, specialmente quelli più emarginati
Nelle Università popolari si apprende di tutto, dal latino alla psicologia, dall’inglese al disegno.
Oltre ai corsi, organizza viaggi, visite culturali, concerti e altre attività culturali e sportive che promuovono socialità e formazione.
La formazione delle persone è duplice e concerne la crescita della persona e la crescita professionale.
L’Università popolare non rilascia titoli di studio “ufficiali” (salvo le certificazioni secondo le normative specifiche nazionali e regionali) e basa la sua forza sulla motivazione ad imparare piuttosto che nel ricevere un cosiddetto “pezzo di carta” finale.
